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I cambiamenti climatici porteranno tempi difficili per i razzisti.

by Anton Bryan
I cambiamenti climatici porteranno tempi difficili per i razzisti

Perché gli xenofobi e i razzisti di tutto il mondo dovrebbero preoccuparsi molto dei cambiamenti climatici?

2018 è un anno da record per quello che riguarda gli eventi catastrofici.

Uragani potentissimi, ma soprattutto molto frequenti, hanno scosso il mondo.

Siccità e caldo hanno toccato anche posti pensati al sicuro fino adesso da tutto ciò, verso l’estremo nord.

Livello del mare che cresce e minaccia intere comunità costiere in un ritmo troppo veloce e impensabile.

Allagamenti e tempeste che lasciano dietro una scia di danni umani e materiali.

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Italia ne sa molto di tutto questo.

Ma Italia non è in prima linea quando si tratta di disastri naturali.

Disastri naturali che portano una sola firma: L’azione dell’uomo sul clima!

Prima dell’Italia sono altri paesi, molto più esposti a questo tipo di cambiamenti.

Sono i paesi africani e asiatici in prima linea.

Quelli che si trovano più vicino ai tropici.

Quelli che sono fonte d’immigrazione economica adesso e che saranno fonte d’immigrazione climatica a breve.

I razzisti del mondo occidentale, che inveiscono contro i migranti e quali alzano muri o bloccano le navi dei migranti, rimarrebbero costernati e molto frustarti dall’ultimo rapporto ufficiale sul clima delle Nazioni Unite se solo fossero interessati!

Molti di queste persone, toccate dal razzismo, pensano in termini molto semplici:

“Il cambiamento climatico è una bufala!”.

“Se non è una bufala, è sopravvalutato!”.

“Se non è sopravvalutato, è un problema per gli altri paesi, non per noi!”.

“È solo un problema per sinistroidi in preda al panico!”.

Se credi a una qualsiasi di queste cose, ho brutte notizie:

Il Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC), delle Nazioni Unite – in pratica, i migliori scienziati del mondo incaricati in modo officiale dall’ONU per studiare i cambiamenti climatici – ha pubblicato un rapporto sull’aumento delle temperature e sui problemi che questo fatto sta causando in tutto il mondo.

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Ci rimangano solo 12 anni per invertire il trend ed evitare una bruta fine come umanità, dice il rapporto.

Uno dei problemi collaterali che il riscaldamento globale provoca è la migrazione.

Le persone fuggono dalle parti più calde del mondo.

Se continuiamo a bruciare carbone e petrolio, non saremo in grado di costruire un muro abbastanza alto da tenere lontani i milioni di rifugiati diretti a nord.

E quante navi possiamo bloccare o affondare?

La carovana che si dirige verso gli Stati Uniti adesso, e solo un assaggio; una prova di regia per quello che potrà succedere.

Il rapporto dell’IPCC traccia questa minaccia e la sbatte davanti al mondo senza pietà.

Dal 2008 al 2015, oltre 100 milioni di persone sono state sfollate a causa d’inondazioni, 60 milioni per colpa di tempeste e uragani, e quasi 1 milione per le temperature estreme.

Negli ultimi quattro decenni, il tasso di tali dislocazioni è aumentato del 60%.

Il numero di probabili “migranti climatici” o “rifugiati ambientali”, è stimato tra 50 e 200 milioni a oggi.

Gli scienziati stanno documentando gli effetti precisi della crescita della temperatura globale sulla migrazione.

Due anni fa, uno studio mondiale basato su 30 anni di dati, ha rilevato che nei paesi che dipendono dall’agricoltura ogni aumento di un grado della temperatura nella scala Celsius è correlato con un aumento del 5% della migrazione verso altri paesi.

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Uno studio pubblicato nel 2015 ha rilevato che in 142 paesi, un aumento di un grado in Celsius era associato a un aumento dell’1,9% dei flussi migratori verso gli Stati Uniti, l’Europa occidentale e alcune altre nazioni altamente industrializzate.

Il fattore principale che porta le persone a migrare sembra essere l’agricoltura.

“Il calore estremo è correlato sia con rendimenti agricoli più bassi che con flussi di emigrazione più elevati”, afferma lo studio del 2015.

Un rapporto separato, pubblicato l’anno scorso dagli scienziati in Germania, spiega che il calore distrugge riso e grano, provoca malattie negli animali e accelera il degrado del suolo.

In Pakistan, uno studio pubblicato quattro anni fa ha rilevato che le alte temperature guidavano la migrazione interna nel paese, “spazzando via oltre un terzo delle entrate agricole”.

Le temperature in Pakistan hanno innescato un aumento di 11 volte della migrazione all’interno di quel paese, spesso da villaggi a città, mentre le persone cercavano luoghi più facili per guadagnarsi da vivere.

Effetti simili, anche se meno drammatici, sono stati segnalati in Bangladesh, India, Indonesia e Africa sub-sahariana.

I confini possono rallentare questo movimento, ma non possono fermarlo.

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Nel 2010, i ricercatori hanno scoperto che un declino del 10% dei raccolti delle colture messicane era correlato a un aumento del 2% dell’emigrazione verso USA.

Sulla base delle proiezioni climatiche, hanno calcolato che entro il 2080 gli effetti sull’agricoltura indotti dal clima determinerebbero una quota significativa della popolazione lavorativa del Messico – dal 2 al 10%, cioè circa dai 4 a 13 milioni di persone – di lasciare il paese.

Questo motivo è in cima alla lista delle ragioni per quale i migranti lascerebbero il Messico.  

E non si dirigeranno verso sud.

Lo studio globale del 2015 ha calcolato che su base annuale, ogni grado di aumento della temperatura produrrebbe 100.000 migranti aggiuntivi negli Stati Uniti, in Europa e in altri paesi altamente industrializzati.

Ma questa cifra non tiene conto dei migranti illegali, poiché i loro movimenti non sono stati documentati.

Le stime sulle migrazioni sottostimano anche gli effetti delle “calamità naturali a lenta insorgenza”, come l’aumento del caldo, della siccità e del livello del mare, poiché, come osserva il rapporto tedesco, questi problemi “fanno migrare le persone da sole o in piccoli gruppi, rendendola più difficile identificarli come migranti ambientali!”.

È probabile che gli effetti della temperatura sul movimento globale della popolazione acceleri per diversi motivi.

Uno è che abbiamo già degradato il suolo in gran parte del mondo, e più calore potrebbe finire il lavoro.

Cinquanta milioni di persone vivono in Africa vicino al lago Ciad, che è stato quasi esaurito 30 anni fa e rimane minacciato “dall’avanzata della desertificazione in tutta la regione del Sahel”.

Venti milioni vivono in aree dell’Africa orientale soggette a siccità (in Etiopia, Kenya, Somalia, Sudan del Sud e Yemen).

Si prevede che queste regioni subiranno alcuni dei peggiori danni e violenze con il peggioramento della siccità.

Molti degli abitanti se ne andranno.

Un’altra ragione per prevedere l’accelerazione è la migrazione secondaria.

Oggi, la maggior parte delle persone che fuggono dai cambiamenti climatici si sposta nelle città vicine, in particolare sulla costa.

Ma quando le temperature e il livello del mare aumentano, possiamo aspettarci che molte di queste persone, che sono già emigrate all’interno dei loro paesi, siano cacciate del tutto dai loro paesi.

Una minaccia emergente a queste città di rifugio temporaneo è l’inondazione costiera, che è già un importante motore delle migrazioni climatiche.

Un’altra minaccia è il differenziale di calore urbano.

A causa della densità della popolazione, del consumo di energia e della scarsità di vegetazione, tutte esasperate dai cambiamenti climatici, le città sono più calde dell’ambiente circostante.

Le ondate di calore possono essere pericolose per la vita.

Anche se limitassimo l’aumento medio della temperatura globale a 2° C come auspicato dall’Accordo di Parigi, l’aumento della temperatura in alcune grandi città raddoppierebbe comunque.

Se sei preoccupato adesso di tutti questi migranti che arrivano in Italia come lo è il Governo italiano, forse è ora di svegliarsi.

Questi fattori di mediazione – l’erosione del suolo, la densità della popolazione, le inondazioni costiere e la miseria in aumento esponenziale provocata dall’innalzamento del calore – implica che la velocità con cui il cambiamento climatico guida la migrazione internazionale s’intensificherà.

Le persone che non riescono a guadagnarsi da vivere nelle vicine pianure, montagne o città troveranno la loro strada verso altri paesi.

Italia come tutti i paesi dell’Europa e del Nord America sono già destinazione preferita.

 Questo è lo schema mostrato negli studi sulla migrazione climatica.

A differenza delle persone che sono fuggite dalle temporanee siccità o dalle inondazioni del passato, questi migranti resteranno.

“I rifugiati di guerra a differenza dei migranti climatici, in genere tendono a migrare verso regioni da dove possono eventualmente ritornare se la guerra finisce e le condizioni del paese lo consentono”, afferma un rapporto del 2015 dell’Università di Amburgo.

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“Ma quando l’ambiente fisico svanisce o diventa permanentemente inabitabile, ad esempio, per la desertificazione o per l’innalzamento del livello del mare, gli sfollati diventano migranti climatici permanenti.”.

Quindi se adesso sei preoccupato di “tutti questi migranti che si riversano nel nostro paese”, come lo fa l’attuale governo, è ora di svegliarsi.

Un aumento di 2° C delle temperature globali potrebbe innescare “un significativo spostamento di popolazione dai tropici verso il nord”, afferma il rapporto dell’IPCC.

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“Le popolazioni tropicali potrebbero dover spostarsi a distanze superiori a 1000 chilometri” e una “rapida evacuazione dai tropici potrebbe portare a concentrazione della popolazione nei margini tropicali e subtropicale, dove la densità della popolazione potrebbe aumentare del 300% o più.

Ed è certo che mentre le temperature continuano a salire, queste persone non si fermeranno nelle zone subtropicali sovraffollate.

E nessun muro li terrà fuori.

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