Ti trovi qua: Home » Immigranti ambientali in Italia

Immigranti ambientali in Italia

by Anton Bryan
Immigranti ambientali in Italia

Volenti o nolenti, Italia è in mezzo alle vie dei migranti, soprattutto climatici.

O ambientali, come gli vogliamo chiamare.

Leggi anche: Africa sta vivendo la peggiore siccità da 1600 anni.

Con il continente africano al sud e Asia a est, Italia è, e resterà una porta d’ingresso in Europa per ogni genere di migrante proveniente dai due continenti più esposti agli sconvolgimenti di ogni tipo e fonte di migrazione perenne.

E no, non è un piano Kalergi che gli fa venire qua, ma un loro bisogno elementare di sopravivenza.

Sopravvivenza di fronte ai conflitti, cosi come lo sappiamo già e abbiamo visto con i migranti provenienti dalla Siria, dall’Iraq o Afganistan.

Ma soprattutto, per quello che riguarda il futuro, in Asia e in Africa la spinta migratoria sarà assoggettata ai cambiamenti climatici, prima di qualsiasi ragione!

E no, non siamo affatto preparati per tutto questo!

Non importa quante barche non facciamo approdare, loro saranno sempre più!

Tanto che gli scienziati ci dicono che, il riscaldamento globale, e di conseguenza gli impatti dei cambiamenti climatici da esso recati, potrebbe far quasi triplicare le domande di asilo in Europa, lo suggerisce uno studio scientifico della Columbia University.

“L’invasione”, è molto probabile che continuerà in Italia, nonostante gli eventuali muri reali o immaginari creati.

Anche se i numeri stiano oscillando e nel 2018 gli arrivi sono diminuiti significativamente, l’immigrazione e qui per restare.

Fra tutte le persone che arrivano in Italia, e da qua in Europa, come si può distinguere che tipo di migranti esistono?

Sono tutti migranti economici come dice il Governo italiano, senza diritto all’asilo e perciò migranti clandestini?

Sono la maggior parte rifugiati che scappano da conflitti e quindi hanno questo diritto?

O sono, per complicare ancora le cose, degli immigranti ambientali?

E se sono immigrati ambientali scapati per ragioni climatiche, come devono essere trattati e che diritti hanno?

Al di là della risposta a queste domande che ancora non c’è, lo studio scientifico suggerisce comunque, che il numero di persone che migrano verso l’UE a causa degli effetti dei cambiamenti climatici nei loro paesi d’origine, aumenterà in modo significativo anno dopo anno.

Leggi anche: Trump vuole muri anti-migranti ovunque!

I numeri dei richiedenti asilo in Europa potrebbero aumentare drammaticamente a causa dei cambiamenti climatici, anche in scenari di riscaldamento ottimista, con il rispetto dei parametri che l’Accordo di Parigi sul clima ha stabilito, secondo questa nuova ricerca.

I ricercatori della Columbia University hanno scoperto che nello scenario peggiore per i cambiamenti climatici, gli immigranti ambientali potrebbero aumentare il numero di richiedenti asilo nei paesi dell’UE da qua al 2100 di ben tre volte il numero visto all’inizio del secolo, in media ogni anno.

La crisi dei migranti verso l’Europa, che è arrivata all’attenzione del mondo nel 2015, ha visto un numero crescente di persone in cerca di asilo.

Molte persone lasciano i loro paesi d’origine a causa di cambiamenti ambientali, cosi come la siccità, l’innalzamento del livello del mare, le inondazioni e gli incendi.

Tali cambiamenti sono spesso esacerbati dal riscaldamento globale.

Una volta arrivati alle porte dell’Europa questi vengono semplicemente classificati come migranti economici e generalmente le viene rifiutato il diritto d’asilo.

“L’Europa è già in conflitto con se stessa su quanti rifugiati ammettere”, ha detto il professor Wolfram Schlenker, economista della Columbia University, co-autore del nuovo studio, che è stato pubblicato sulla rivista Science.

Ha osservato che sebbene gli effetti diretti dei cambiamenti climatici tendano a farsi sentire maggiormente nei “paesi più poveri dell’Africa e dell’Asia e nelle regioni più calde”, l’Europa sentirà gli effetti indiretti come risultato di un aumento di richiedenti asilo che fuggono da quei paesi.

Lo studio del professor Schlenker e del suo collega Anouch Missirian ha suggerito in particolare che, più la temperatura di un paese diventa meno adatta per le colture, maggiore è la probabilità che i suoi abitanti migrino alla ricerca di cibo.

Ciò significava che la migrazione potrebbe essere particolarmente pronunciata nei paesi che hanno già climi caldi, come quelli dell’Africa subsahariana e dell’Asia medio – orientale.

I ricercatori hanno utilizzato dati passati sulle variazioni meteorologiche in tutto il mondo e sui richiedenti asilo in Europa per stimare in che modo i futuri cambiamenti climatici avranno un impatto sul flusso di rifugiati.

I ricercatori hanno esaminato le variazioni climatiche in 103 paesi “fonte per la migrazione di massa”; paesi che vanno dal Bangladesh all’Eritrea, rispetto alle domande di asilo presentate all’UE.

Tra il 2000 e il 2014, ci sono state in media 351.000 richieste di asilo all’anno da parte di persone nei paesi studiati.

In Italia solo nel 2015, 2016 e il 2017 circa 130 mila persone l’anno in media hanno fatto richiesta di asilo, con un callo significativo nel 2018.

I ricercatori hanno quindi utilizzato le proiezioni sul riscaldamento futuro combinate con i dati delle domande di asilo per valutare i cambiamenti nel flusso di migranti nel corso del secolo.

Hanno scoperto che anche in uno scenario di “riscaldamento globale contenuto”, in cui le future emissioni di gas serra diminuiscono, le richieste di asilo verso l’UE potrebbero aumentare del 28% entro il 2100 –con  altre 98.000 richieste di asilo l’anno.

In uno scenario di riscaldamento rapido, in cui le emissioni continuano ad aumentare, i ricercatori hanno previsto ulteriori 660.000 – 1 milione di applicazioni l’anno, pari al triplo del numero delle richieste dall’inizio del secolo.

Gran parte di questi migranti continueranno ad arrivare anche in Italia, nonostante le leggi antimigranti messe in atto dal governo attuale.

“Si sostiene spesso che il cambiamento climatico sta esacerbando le minacce esistenti per la società e ne genera di nuove”, ha detto la dott.ssa Emily Shuckburgh, scienziata del clima dell’Università di Cambridge che non è stata coinvolta nello studio.

“Questo studio fornisce prove convincenti che collegano le domande di asilo ricevute dagli stati membri dell’UE al clima del paese di origine”, ha detto.

Sebbene il professor Schlenker sottolinei che ci sono molti fattori coinvolti nelle domande di migrazione e di richiesta di asilo, questo lavoro indica l’importanza delle strategie per ridurre i cambiamenti climatici.

In particolare, la sua analisi indica che le pressioni associate a un grande flusso di richiedenti asilo potrebbero essere alleviate se le nazioni lavorassero a limitare il riscaldamento globale al di sotto dei 2° C, come previsto dall’accordo sul clima di Parigi.

“Se rimani all’interno dell’aumento di 2° C, il flusso migratorio dovuto al clima non sarà così esageratamente grande”, ha detto.

Per adesso, il più grande problema è che gli immigrati ambientali non hanno alcun riconoscimento legale e non possono chiedere asilo in base agli impatti prodotti dai cambiamenti climatici.

Leggi anche: Migranti Climatici

Negli ultimi anni c’è stata una significativa reazione negativa in molti paesi europei per l’afflusso di migranti.

Sebbene nazioni come la Germania abbiano accolto un numero significativo di richiedenti asilo, il numero senza precedenti di persone che fanno domande significa che le nazioni sono state spesso impreparate alla situazione

Il professor Schlenker ha suggerito che questo tipo di lavoro potrebbe aiutare a sviluppare un “sistema di allarme precoce” per aiutare a prepararsi per l’afflusso di persone.

“Avremo bisogno di costruire nuove istituzioni e sistemi per gestire questo flusso costante di richiedenti asilo”, ha affermato il professor Solomon Hsiang, un ricercatore che lavora in questo campo all’Università della California, a Berkeley, che non è stato coinvolto in questo studio.

Il professor Hsiang ha descritto queste scoperte come un “wake-up” incredibilmente importante.

“Come abbiamo visto dalle recenti esperienze in Europa, ci sono enormi costi, sia per i rifugiati che per i loro ospiti, quando sono presi alla sprovvista, soprattutto dai numeri!”, ha detto.

“Dovremmo pianificare in anticipo e prepararci.”.

Nel 2018 la situazione degli immigranti in Europa si è ulteriormente aggravata con la elezione di governi fortemente contrari come quello italiano ma anche con l’entrata nel Parlamento tedesco dell’alla destra AFD che tiene sotto scacco il cancelliere Angela Merkel.

Definizione migranti ambientali.

Esiste un lessico significativo associato alla mobilità umana, con definizioni non sempre condivise tra gli attori della politica mondiale.

  • Migrazione: il processo di spostamento all’interno o attraverso i confini, sia temporaneamente, stagionalmente o permanentemente.

La migrazione è comunemente associata a un elemento di scelta ed è considerata di natura volontaria.

  • Spostamento: si riferisce più comunemente a casi in cui non vi è altra scelta che spostarsi, temporaneamente o permanentemente, all’interno o oltre i confini.

Gli sfollamenti sono considerati di natura forzata, ad esempio nel caso di una grave inondazione o di disordini politici che costringono le persone a lasciare le loro case.

  • Ricollocazione pianificata: una forma di movimento organizzato di persone tipicamente istigate, controllate e svolte dallo stato.

Idealmente, è intrapreso in modo trasparente con il consenso informato della comunità interessata e con adeguate disposizioni per ristabilire vite e mezzi di sussistenza.

È più probabile che sia permanente e così singolare, piuttosto che stagionale, ma può anche verificarsi dove persone o gruppi di persone vengono trasferiti da luoghi di residenza temporanea.

La ricollocazione pianificata è intrapresa per proteggere le persone dai rischi e dagli impatti connessi ai disastri e ai cambiamenti ambientali, compresi gli effetti dei cambiamenti climatici.

Tuttavia, non è esente da controversie, in quanto altri fattori non climatici possono motivare uno stato a ricollocare le persone, compreso il cambiamento dell’uso del suolo o l’estrazione di risorse naturali.

Mentre la distinzione tra migrazione e spostamento è un elemento di scelta, esiste un continuum lungo questo spettro forzato – volontario, e, in molti casi, la scelta e la coercizione si mescolano senza lasciare la possibilità di collocare i migranti in una categoria o in altra.

Le persone, pur non avendo necessariamente la capacità di decidere in completa libertà se e quando partire, possiedono ancora la possibilità di scegliere tra diverse opzioni realistiche in caso che il loro ambiente di vita sia stato compromesso.

Pertanto, è importante riconoscere che coloro che migrano per motivi ambientali, non lo fanno sempre completamente volontariamente o in sicurezza.

C’è una mancanza di chiarezza sull’influenza diretta dei cambiamenti climatici sulla mobilità umana.

Sappiamo che alcune aree in tutto il mondo stanno diventando meno abitabili a causa di rischi sempre più estremi legati al clima.

Sappiamo che altre aree potrebbero diventare più abitabili, consentendo nuove attività economiche come l’agricoltura o il turismo.

Nella semantica internazionale, in particolare quella che si occupa di migrazione e sfollamento, si fa sempre più riferimento ai legami tra cambiamento climatico e mobilità umana.

Leggi anche: La comunità scientifica comincia a interrogarsi sulla fine de mondo.

Tuttavia, questi collegamenti non sono sempre radicati nella prova, e questa maggiore attenzione non ha portato alla modifica coordinata o significativa della politica o della legislazione richiesta.

 

 

 

0 comment
0

Related Articles